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Ovuli e lavande vaginali: a cosa servono?

Come usare e quando i farmaci “intimi” come ovuli e lavande vaginali

Lavande e ovuli

Chi di noi non ha mai assunto, almeno una volta nella vita, degli ovuli vaginali? Li possono usare sia le donne in menopausa che  le ragazze giovanissime per curare infezioni, vaginiti, secchezza o per ringiovanire i tessuti come fossero un “cosmetico interno”.

Un prodotto molto utile per il genere femminile, ma va ricordato che si tratta di una terapia con un farmaco vero e proprio, non c’è da inventarsi cure fai-da-te!

L’ovulo si presenta sotto forma di piccola (più o meno, a seconda dei singoli prodotti in commercio) supposta ovoidale. Invece che essere ingerito sotto forma di compressa da deglutire o masticare, il farmaco viene inserito in vagina per essere direttamente assorbito.

 

Come si inserisce un ovulo in vagina?
Si consiglia in genere la somministrazione da coricati, ma potete provare altre posizioni (sul letto con le gambe in alto, su un fianco stese…). Lo si spinge con un dito dentro e l’ovulo andrà a posizionarsi per agire. L’orario perfetto è subito prima di andare a dormire la sera, in modo che venga assorbito in modo ottimale e non fuiriesca (in questo caso si avrebbe l’uscita dell’ovulo intero oppure una perdita densa) per la forza di gravità, magari passeggiando.

 

Ovuli e lavande vaginali: servono più dei farmaci orali?
Diversi sono i preparati farmacologici che possono essere somministati per via vaginale anziché orale. Quando parliamo di ovuli non parliamo di una singola sostanza, ma di diversi principi attivi che in comune hanno solo la forma (e il metodo di inserimento). Sicuramente, le terapie più conosciute e utilizzate sotto forma di ovuli sono quelle per le infezioni genitali.

Si tratta di ovuli a base di antibiotici veri e propri, oppure di antimicotici (significa anti-funghi) e vengono consigliati a una donna in presenza di un’infezione vaginale che questa sia batterica o fungina (come la candida). Di regola sono da inserire alla sera (uno al giorno) e in genere per la durata massima di una settimana.

 

E la lavanda vaginale a cosa serve?
All’ovulo serale si può abbinare una lavanda medicata, da fare invece al mattino. Questa indicazione è utile sia per togliere i residui dell’ovulo e far sentire la donna “più pulita”, oltre che per avere risultati più efficaci nella cura complessiva e combinata di ovulo + lavanda.

Il trattamento locale (nella vagina) anziché orale permette in genere una risoluzione più veloce dei sintomi e minori effetti collaterali indesiderati. Un farmaco ingerito per bocca può infatti dare effetti collaterali soprattutto a livello gastrico, provocando nausea o alterazioni intestinali (diarrea o stipsi), alterazioni dell’umore o del sonno e altri ancora.

Il vantaggio di ovuli e lavande è che il trattamento locale viene facilmente assorbito dalla mucosa vaginale (rivestimento interno della vagina) e solo in minima parte va in circolo. Nel frattempo, venendo a contatto subito là dove serve, si possono generalmente utilizzare dosi inferiori di farmaco per combattere l’infezione (ed è sempre meglio assumere il minor quantitativo di farmaci possibile per curare un problema). Agendo a livello locale vaginale, il farmaco difficilmente va ad agire in altri organi, diminuendo così la possibilità di “fare danno”.

 

Come agiscono nella vagina ovuli e lavande?

La vagina rappresenta insieme alla vulva (complesso dei genitali esterni) l'ultimo tratto dell'apparato genitale femminile, una sorta di cavità virtuale che mette in comunicazione l'interno con l'ambiente esterno.

Tra le sue funzioni, la vagina ha anche quella di tutelare la donna da "aggressioni" da parte di patogeni esterni che, senza questa naturale barriera protettiva, potrebbero penetrare all'interno dell'organismo, e magari con gravi conseguenze.

Noi donne nasciamo in un modo, poi col passare del tempo cambiamo: e cambia anche la vagina. Perfettamente sterile alla nascita, negli anni viene colonizzata da microorganismi che vanno a costituire la cosiddetta microflora endogena. Quando questo vero e proprio ecosistema vaginale viene in qualche modo compromesso, si assiste al passaggio dalla fisiologia alla patologia, come avviene per esempio durante l'insorgenza delle vaginiti, molto comuni.

Ma cosa c’è in questa micloflora? Lo spettro dei microorganismi presenti in vagina è davvero ampio, ma prevalgono i lattobacilli acidofili che sono caratteristici della flora vaginale durante l'età fertile, rappresentando circa il 95% del totale. A cosa servono? La loro funzione è quella di creare un ambiente ostile alla colonizzazione di patogeni esterni e nello stesso tempo di limitare la crescita incontrollata di altri organismi potenzialmente dannosi, seppur normalmente  presenti in vagina in minime quantità.

La caratteristica peculiare e più conosciuta dei lattobacilli è  quella di produrre acido lattico, mantenendo così un ambiente acido a livello vaginale. In più, alcuni ceppi producono perossido di idrogeno, una sostanza che risulta tossica per un gran numero di specie batteriche, funghi e anche virus. Infine, essi sono in grado interferire con l'adesività del patogeno alle pareti vaginali rendendo meno facile il suo attecchimento.

 

Ovuli e lavande: in quali casi servono davvero?

Questa premessa era fondamentale per capire quante terapie anche non medicinali sia possibile somministrare per via vaginale.

Incrementare i lattobacilli vaginali è senz'altro d’aiuto per ripristinare le difese locali e un pH ottimale. Per questo esistono ovuli contenenti sostanze protettive della funzione vaginale che permettono di prevenire ulteriori recidive di infezioni. Tra queste sostanze ci sono proprio i lattobacilli, da inserire a cicli anche per lunghi periodi di tempo, utili per mantenere un ambiente intimo più sano.

La parete vaginale è formata da un rivestimento (epitelio) la cui modificazione e capacità di secernere liquido (fluido vaginale) dipende essenzialmente dallo stato ormonale, che rappresenta senz'altro il fattore più importante nel modulare le caratteristiche dell'ambiente vaginale. Questo giustifica le variazioni vaginali in relazione alle fasi del ciclo e soprattutto all'età della donna.

Con il termine di vaginite ci si riferisce a un processo infiammatorio a carico della vagina, con frequente coinvolgimento anche della vulva (la parte esterna e visibile), tant’è vero che in genere si preferisce parlare di vulvovaginite.

Le vulvovaginiti rappresentano un processo infiammatorio che interessa più la donna in età fertile e quindi l’uso degli ovuli sopracitati è in genere riservato più a loro.

 

Gli ovuli come cosmetici vaginali

Nella donna in menopausa è spesso la secchezza vaginale a causare problemi e a dare sintomi fastidiosi come prurito continuo ai genitali e a rendere dolorosi i rapporti sessuali.

In queste donne può essere utile la somministrazione di ovuli non medicati, ma contenenti preparati idratanti e rigeneranti come l’acido ialuronico. In questo caso possono essere considerati in qualche modo un cosmetico - interno - per la donna, solo che anziché essere applicato sul viso nella beauty routine quitidiana, questo viene assunto per via vaginale!

La somministrazione di questi preparati è il più delle volte giornaliera – se non in rari casi viene suggerito di prenderne meno o più di una al dì -  per la durata di 7-21 giorni. Esiste anche una terapia che possiamo definire costante e che consiste nell’assunzione di ovuli solo due volte a settimana: questa favorisce l’elasticità vaginale. A cosa serve avere una vagina elastica? Soprattutto per avere rapporti sessuali senza provare dolore.

Se la terapia “cosmetica” non dovesse essere sufficiente, è possibile ricorrere anche a ovuli contenenti preparati ormonali.

 

A cosa servono gli ovuli: secchezza marcata e atrofie

Si tratta di una terapia ormonale a base di estrogeni locali con effetti più immediati e duraturi nel tempo, da riservare a quelle donne con atrofie (secchezza vaginale marcata) più severe, che hanno ancora attività sessuale o che soffrono di cistiti e vaginiti ricorrenti.

Gli ovuli contenenti ormoni si utilizzano anche al di fuori della menopausa. Molto comune è per esempio l’utilizzo di un altro ormone, il progesterone, assunto per via vaginale in gravidanza nella minaccia d’aborto. Lo stesso progesterone per via vaginale viene somministrato per indurre la mestruazione nelle donne che sono in amenorrea (assenza di ciclo per più di 6 mesi). In questi casi viene somministrato per 10 giorni consecutivi al mese per far si che la donna abbia cicli regolari. L’utilizzo vaginale del farmaco permette di ridurre gli effetti collaterali prodotti dalla stessa terapia per via orale.

Abbiamo visto quindi le svariate indicazioni di una terapia con ovuli vaginali. Ti riserviamo un’ultima curiosità: anche le donne vergini possono inserire ovuli vaginali, senza creare lacerazioni dell’imene.

E abbi sempre cura di te, anche internamente!

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