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Pillola del giorno dopo: come funziona?

È un metodo contraccettivo d’emergenza, e si può acquistare anche senza ricetta. Ecco come agisce per evitare una gravidanza indesiderata.

pillola del giorno dopo

La pillola del giorno dopo fa parte di quella che viene chiamata "contraccezione di emergenza", a cui si dovrebbe ricorrere solo nel momento in cui dovesse fallire il contraccettivo normalmente usato, per esempio in seguito alla rottura di un preservativo, e non come sistema da usare abitualmente per evitare gravidanze.

La contraccezione di emergenza è nata con lo scopo di ridurre il numero di interruzioni volontarie di gravidanza (IVG) a cui ancora molte donne ricorrono più di una volta, nonostante abbiamo oggi a  disposizione molteplici modi per evitare prima una gravidanza indesiderata.

Il ricorso all’IVG è ancora molto diffuso nel nostro Paese, con un impatto negativo sulla salute della donna per il rischio operatorio in sé e per i risvolti psicologici che ne derivano, e anche sulla società per i costi che la procedura prevede. Ecco perché poter scegliere di evitare un’IVG avrebbe il doppio vantaggio sia per la salute psicofisica della donna che per la riduzione dei costi sociali.

Attualmente sono in commercio due farmaci diversi come pillola del giorno dopo, conosciuti anche come pillola "dei 3 giorni dopo", contenente Levonorgestrel, e pillola "dei 5 giorni dopo" più recente, contenente Ulipristal acetato.

È possibile acquistare la pillola del giorno dopo contenente Ulipristal senza ricetta: la versione “dei 5 giorni dopo” infatti è da poco disponibile in farmacia senza prescrizione medica per la donna, che quindi è libera di acquistarla quando vuole, purchè sia maggiorenne. È decisamente più costosa di quella contenente Levonorgestrel, che viene peraltro ancora dispensata dietro prescrizione medica.

Ma come funzionano le pillole del giorno dopo, e soprattutto sono sicure e funzionano sempre? Ed in cosa differiscono l’una dall’altra?

Entrambe le pillole vanno assunte in un'unica somministrazione, il più precocemente possibile dall'avvenuto rapporto, possibilmente nel giro di 24 ore, anche se il Levonorgestrel può essere assunto entro tre giorni e l'Unipristal entro cinque, appunto, dando più possibilità di copertura alla donna.

Il meccanismo d'azione principale per entrambe è quello di posticipare il momento dell'ovulazione della donna, là dove questa non sia ancora avvenuta, in modo da non far incontrare la cellula uovo e lo spermatozoo nella tuba ed evitare quindi la fecondazione.

La buona riuscita del metodo dipende ovviamente dalla fase del ciclo in cui si trova la donna al momento del rapporto: più il rapporto sessuale avviene nei giorni vicini all'ovulazione, ovvero nei giorni fertili, più il rischio di una gravidanza rimane comunque, indipendentemente dall’assunzione corretta del farmaco, ecco perché è consigliabile fare comunque un test di gravidanza in caso di ritardo della mestruazione.


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Entrambi i farmaci agiscono a livello del collo dell’utero, rendendo il muco cervicale inadeguato al trasporto degli spermatozoi all’interno dell’utero e agiscono anche sulla mobilità delle ciglia delle cellule tubariche, ritardando la mobilità degli spermatozoi.

Rispetto al Levonorgestrel, l’Ulipristal ha un meccanismo d’azione ulteriore, cioè quello di creare condizioni "sfavorevoli" all'impianto qualora l'uovo sia già stato fecondato.

In questo modo, contrariamente al Levonorgestrel, agisce anche una volta che sia l’ovulazione che la fecondazione sono avvenute, interferendo con l’annidamento dell’uovo fecondato nella parete dell’utero (endometrio).

In termini di sicurezza del metodo dà senz’altro “più garanzie” la pillola del giorno dopo contenente l’Ulipristal rispetto a quella con Levonorgestrel, che grazie a questo duplice meccanismo d’azione, può essere assunta anche fino a 5 giorni dopo dall’avvenuto rapporto.

Siccome la pillola dei 5 giorni dopo interferisce con l’impianto di un eventuale uovo fecondato, è sorta però la questione etica, mossa dai ginecologi obiettori circa l’utilizzo dell’Ulipristal, in quanto potrebbe essere considerato un metodo “abortivo” piuttosto che “contraccettivo”, in caso di utilizzo in fase postovulatoria del ciclo. Contrariamente, il Levonorgestrel, che aveva a sua volta destato dubbi in merito, è stato definitivamente scagionato dall’essere considerato a potenziale rischio abortivo, in quanto, a fecondazione già avenuta, non è in grado di far più nulla.

Tuttavia, poiché il farmaco può essere acquistato senza prescrizione medica, sta alla donna fare i conti con la propria etica e decidere se acquistarlo autonomamente in farmacia.

Sicuramente secondo i dati disponibilil, il rischio di ricorrere successivamente ad un’interruzione volontaria di gravidanza (IVG) per fallimento del metodo è inferiore con l’uso di Ulipristal rispetto all’uso di Levonorgestrel.

I due farmaci differiscono infine per gli effetti che hanno sull’eventuale nascituro.

Se, in caso di fallimento della pillola del giorno dopo, la donna volesse ripensarci e portare avanti la gravidanza, avendo assunto il Levonorgestrel, potrebbe farlo senza alcun rischio per il feto, mentre l’Ulipristal comporta un rischio di malformazioni per il nascituro.

Generalmente l’assunzione della pillola del giorno dopo non ha effetti rilevanti sulla regolarità delle mestruazioni, anche se molto dipende dalla fase del ciclo mestruale in cui si è assunta e dalla variabilità individuale.

Sia la pillola dei 3 giorni dopo che quella dei 5 giorni dopo sono in genere ben tollerate, non danno effetti collaterali eclatanti, ma si tratta pur sempre di metodi “d’emergenza” di cui non abusare.

Se vuoi saperne di più sull’argomento, leggi tutti i nostri articoli nella sezione dedicata alla contraccezione.

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