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I tumori delle ovaie: sintomi iniziali

Ci sono segnali da tenere sotto controllo perché sappiamo ormai bene che la prevenzione è quanto di più prezioso per le nostre vite

Tumore alle ovaie

Il più delle volte nella fase iniziale di un tumore non ci sono sintomi e può trovarlo “per caso” solo un’ecografia transvaginale (il pap-test non serve a questo, ma al tumore del collo dell’utero). Ma vogliamo darti una guida ai segnali da tenere sotto controllo.

Intanto un dato: il tumore alle ovaie non è particolarmente frequente, infatti si posiziona in una (triste) classifica al 10° posto tra tumori femminili. Scoprirlo il prima possibile è fondamentale e può davvero cambiare tutto in meglio, ovviamente.

Ma cosa sono le ovaie? Chiamate anche gonadi femminili, sono due organi genitali interni a forma di mandorla disposti nella pelvi, che hanno una duplice funzione, riproduttiva ed endocrina. Questo “doppio lavoro” significa che ci permettono di diventare mamme e producono ormoni, principalmente estrogeni e progesterone.

Come tutti gli organi del corpo umano, anche le ovaie possono andare incontro a patologia tumorale quando le loro cellule si dividono e crescono in maniera atipica e incontrollata.

 

Tutti i (molti) tipi di tumore alle ovaie

Ci sono tumori diversi delle ovaie, alcuni i cui segnali si possono facilmente e precocemente riconoscere, altri meno. Ecco una guida a tutte le tipologie nelle quali una donna può incorrere.

Il tumore delle ovaie, o tumori dell’ovaio (un medico lo chiamerà così, al singolare, perché facilmente interessa uno dei due organi e non entrambi) si presentano con una sorprendente varietà di tipi, proprio per la diversità delle cellule che le compongono. Innanzitutto, dobbiamo distinguere le forme “primitive” di tumore (ovvero che partono dalle ovaie) dai tumori “secondari”, rappresentati da metastasi provenienti da altri organi, in genere dalla mammella e dallo stomaco.

All’interno dei tumori primitivi, i tumori ovarici vengono classificati in base al tipo di cellule dalle quali originano. Si distinguono così in tumori epiteliali, stromali e germinali. Gli epiteliali originano dall’epitelio (cioè dal tessuto) di rivestimento dell’ovaio e rappresentano la maggior parte dei tumori ovarici. Questi compaiono generalmente in donne in post-menopausa, con un picco di incidenza dai 55 ai 65 anni di età. Possono essere ulteriormente distinti in tumori di tipo 1, di basso grado di malignità o di tipo 2, di alto grado.

Quelli di basso grado di malignità sono meglio conosciuti come tumori “borderline”, che rimangono localizzati nell’ovaio e sono pertanto meno aggressivi. Hanno in genere un’ottima prognosi, contrariamente a quelli di alto grado di malignità che sono più aggressivi. Questi ultimi crescono rapidamente e infiltrano i tessuti più profondi, aumentando quindi anche la probabilità di metastasi (si parla in questo caso di disseminazione a distanza). I tumori maligni hanno per questo motivo una prognosi più infelice.

Dei tumori epiteliali fanno parte anche i tumori cosiddetti “endometrioidi” e a “cellule chiare” che si possono associare all’endometriosi.

 

Tumore: sanguinamenti e comparsa di peli

I tumori “stromali” originano da un altro tipo di tessuto, all’interno dell’ovaio e non sono di frequente riscontro. Possono dare precocemente segno di sé, poiché in genere si associano a una produzione ormonale “atipica”: vengono prodotti più estrogeni, che possono portare a sanguinamenti uterini strani o addirittura alla comparsa di peli per l’aumentata produzione di ormoni maschili (androgeni).

germinali derivano dalle cellule riproduttive, ovvero quelle delle cellule uovo, anch’essi sono meno frequenti e colpiscono principalmente donne più giovani. Sono conosciuti anche con il nome di “disgerminomi”.

 

Sintomi (non specifici) del tumore delle ovaie: il dolore e il gonfiore

Nello stadio iniziale il tumore ovarico non dà in genere alcun sintomo e la diagnosi viene fatta del tutto casualmente, mediante un’ecografia transvaginale che la donna fa per altri motivi.

Nelle forme più avanzate invece si possono manifestare dei sintomi che possono far scattare un campanello d’allarme e portare la donna dal ginecologo.

Gonfiore addominale persistente o intermittente, dolore addominale, disturbi urinari o alterazioni dell’intestino, dovuti alla compressione della massa sugli organi vicini o per la presenza di ascite (liquido nella pancia).

Come possiamo notare, si tratta davvero di sintomi aspecifici e spesso non correlati alla presenza di un tumore ovarico, ma qualora si presentassero all’improvviso e fossero persistenti per oltre 15 giorni, non dovresti trascurarli e farli invece presente al tuo medico.

La diagnosi di sospetto tumore ovarico - la certezza si ha solo in sala operatoria dopo aver analizzato la formazione ed aver fatto un esame istologico - viene fatta mediante l’ecografia transvaginale a cui si può associare la richiesta di marcatori tumorali. Il vostro medico sa bene di cosa si tratta, il più specifico di patologia ovarica è senz’altro quello denominato come CA 125, anche se la sua misurazione non è indice di tumore sicuro, poiché e si può alzare anche in presenza di infiammazioni o altre patologie non tumorali, come nel caso dell’endometriosi. Pensa che si rialza anche in gravidanza e durante il flusso mestruale, quindi non andrebbe mai dosato nei nove mesi della gestazione.

E se l’ecografia trova qualcosa di poco chiaro? In caso di formazione sospetta, è possibile completare l’indagine con esami più approfonditi come la risonanza magnetica (RM), la TAC o la PET-TAC.

Una curiosità: il pap test per questo tipo di tumore non ha invece alcuna validità diagnostica, poiché serve solo a diagnosticare precocemente solo i tumori del collo dell’utero.

La preoccupazione principale è quella di capire se il tumore sia circoscritto solo all’ovaio (stadio iniziale) o se la malattia si sia già diffusa negli organi vicini, a livello dei linfonodi o addirittura a distanza (metastasi), solitamente in fegato e polmone.

Una buona o una cattiva prognosi dipendono molto dallo stadio in cui viene diagnosticato il tumore, che dovrebbe ovviamente essere il più precoce possibile.

 

Tumore delle ovaie: i fattori di rischio come età e precedenti in famiglia

Qual è la causa di un tumore delle ovaie? Le cause sono diverse (si dice multifattoriali in ambiente scientifico), esattamente come per la stragrande maggioranza dei tumori, ma alcuni fattori ormai noti aumentano il rischio di sviluppare questa patologia.

Quanti anni hai? Non è una domanda indiscreta, ricorda che il primo fattore di rischio è rappresentato dall’età, poiché questo tumore (parliamo dell’epiteliale che è il più frequente) si manifesta in genere dopo la menopausa.

Ci sono stati casi tra le donne della tua famiglia? La familiarità è un altro importante fattore di rischio. Se hai una madre, sorella o figlia che è stata affetta da un tumore dell’ovaio, ma anche della mammella o dell’utero (endometrio), hai probabilmente maggiore possibilità di sviluppare anche tu questa patologia.

Le portatrici di alterazioni dei geni BRCA 1 e 2, ereditarie, hanno una predisposizione importante allo sviluppo di questi tumori del tratto genitale femminile. In questi casi è importante sottoporsi a controlli più ravvicinati e prendere in considerazione anche l’idea di un’asportazione chirurgica preventiva. Sì, hai capito bene: sono molte le signore che non hanno voluto correre il rischio, aspettando di sapere cosa il futuro avesse in serbo per loro. Annessiectomia bilaterale è un nome difficile che indica proprio l’intervento di asportazione di entrambe le ovaie e delle due tube e viene proposto preventivamente a un’età prossima alla menopausa.

Il test genetico non è per tutti. Questo esame consiste nella ricerca di alterazioni dei geni BRCA posti sul cromosoma 17 e viene proposto solo in seguito a una consulenza dal genetista dove ci fossero più casi di malati nella stessa famiglia. Non è quindi un test che viene esteso a tutta la popolazione.

Un altro fattore di rischio sembra essere la presenza di ovulazioni ripetute. Non a caso, quando si riducono il numero di ovulazioni (in gravidanza e in allattamento) le donne sono più protette dal rischio. Avere un bambino è quindi un fattore protettivo. A tal proposito anche l’utilizzo della pillola contraccettiva per almeno dieci anni consecutivi ha un effetto protettivo su questa patologia, effetto che rimane per ulteriori dieci e più anni dopo la sospensione.

Lo stile di vita incide ovviamente non solo nel tumore ovarico, ma per tutti i tumori, aumentando, qualora scorretto, la possibilità di danno cellulare ripetuto. Dieta scorretta, fumo, abuso di alcolici, sedentarietà, obesità sono tutti fattori favorenti lo sviluppo di qualsiasi patologia tumorale.

 

Le terapie per il tumore delle ovaie

La scelta della terapia dipende dallo stadio del tumore, dall’età e dalle condizioni generali della donna.

La chirurgia rappresenta il primo passo per cercare di rimuovere radicalmente il tumore visibile (chirurgia citoriduttiva) oltre che per avere la diagnosi certa non solo di tumore ma soprattutto del tipo e del grado di malignità. Ovviamente negli stadi iniziali l’asportazione radicale del tumore migliora notevolmente la prognosi.

Fondamentale è l’esperienza dell’equipe chirurgica in campo oncologico e la struttura stessa per quanto riguarda la possibilità di seguire la paziente successivamente da un punto di vista multidisciplinare, poiché, dopo la chirurgia si rende spesso necessaria una chemioterapia. Oggi i chemioterapici più utilizzati sono a base di taxolo e cisplatino che si sono dimostrati essere i più efficaci nel migliorare la sopravvivenza.

 

Sintomi iniziali: è difficile diagnosticare precocemente un tumore delle ovaie

È molto difficile diagnosticarlo in fase precoce, ovvero in uno stadio iniziale, poiché, come abbiamo visto, si presenta il più delle volte del tutto asintomatico. Inoltre, non abbiamo ancora oggi a disposizione test di screening validi da estendere a tutta la popolazione come vale invece per la mammella o il collo dell’utero.

Solo una diagnosi più tempestiva potrà migliorare la sopravvivenza nelle donne affette da questa brutta malattia. Siamo sicuri che da ora in poi controllerai meglio te stessa e le donne che ti sono accanto, consigliando loro di non sottovalutare i sintomi e di parlare con bravi medici!

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