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Pap test: a cosa serve e quando farlo

Quando fare per la prima volta un pap test e quando ripeterlo? Ecco a cosa serve nella vita di noi donne

Pap test

Il pap test è un esame diagnostico usato per la prevenzione del tumore del collo dell’utero ideato dal medico greco PapaniKolaou negli anni ‘40.

Si tratta di un esame di facile e veloce esecuzione, dura pochi minuti, non è doloroso per la donna e viene eseguito dal ginecologo o dall’ostetrica in ambulatorio durante la periodica visita ginecologica. Certo, magari si sente un po’ di fastidio ma niente che possa dirsi un “dolore vero e proprio”. Se ti spaventa l’idea di sentire del male durante il pap test, ti assicuriamo che è una paura infondata!

 

Cosa fa esattamente il ginecologo durante il pap test?

Per cominciare ti fa stendere sul suo lettino. L’esame si effettua inserendo in vagina un beccuccio che permette di rendere visibile la zona interessata. Solo allora si possono prelevare alcune cellule dal collo dell’utero e dal canale cervicale – questo viene fatto con una spatola molto piccola e uno scovolino – in pochi secondi. Le cellule prelevate verranno fissate su un vetrino che sarà poi esaminato al microscopio in laboratorio. I risultati arriveranno quando il laboratorio li avrà preparati, non sarà quindi il ginecologo a dirti immediatamente se ci sono problemi o meno.

Se ti piacciono i nomi scientifici, possiamo dirla così: una volta inserito lo speculum le cellule della portio (ovvero la porzione di collo dell’utero più esterna) vengono prelevate mediante una spatola di Ayre, mentre quelle dell’endocervice (interno del collo dell’utero) vengono prelevate con uno cytobrush che è una sorta di spazzolino morbido impiegato in campo medico.

A cosa serve il pap test? Non è un esame per donne “malate”. È un esame di prevenzione, indicato quindi nelle donne sane, nessuna esclusa, come test di screening per prevenire il peggio.

 

Quando fare il primo pap test e quando ripeterlo?

Tenete a mente questa timeline, anche se il vostro ginecologo di fiducia terrà traccia del tempo che passa e vi farà da promemoria. Il primo pap test si fa solo dopo aver avuto i primi rapporti sessuali, non importa che questi avvengano a 16 oppure a 26 anni.

Non c’è quindi un’età consigliata per farlo, dipende da quando ha avuto inizio l’attività sessuale. Questo perché oggi si sa con certezza che il cancro del collo dell’utero è provocato da un virus, l’HPV, che si trasmette esclusivamente con i rapporti sessuali non protetti.

In tutto il mondo si è sensibili al tema, e in Italia il sistema sanitario nazionale attualmente propone il pap test come screening gratuito dai 25 ai 65 anni di età. Ma – lo ripetiamo - non bisogna aspettare i 25 anni, se si è iniziata un’attività sessuale prima di quel momento. Questa indicazione è ancor più valida in chi ha cambiato molti partner, aumentando quindi il rischio di trasmissione. Scopri di più sulle malattie sessualmente trasmissibili nel nostro articolo. Anche le donne vergini possono eseguire il pap test – il sistema è più delicato e complicato, ma non è escluso - anche se hanno un rischio praticamente inesistente di sviluppare il tumore della cervice non potendo aver contratto il virus HPV da rapporti sessuali.

Quando fare poi i successivi pap test? L’esame di screening è da ripetere ogni 3 anni dall’inizio dell’attività sessuale fino ai 65-70 anni circa (alcune donne smettono di farlo con l’arrivo della menopausa e sbagliano di grosso perché le due cose non sono in alcun modo collegate!). Il vostro ginecologo vi ha consigliato di ripeterlo ogni due anni? Male non fa, domandategli come mai ha preso questa decisione per voi.

 

A cosa serve esattamente il pap test?

Semplice: permette di individuare la presenza di anomalie delle cellule cervicali che precedono di molti anni la comparsa del tumore vero e proprio. Un aiuto puntuale e concreto per la vita di tutte le donne.

Si salva l’utero e si salvano vite con il pap test! Si riduce enormemente il rischio di riscontrare un tumore ormai in fase avanzata. Questo “tempismo” permetterà di poterlo trattare in modo più conservativo, ovvero senza dover arrivare a togliere tutto l’utero, garantendo la stessa percentuale di sopravvivenza a lungo termine.

 

Quando fare il pap test se viene diagnosticato l’HPV?

Qualora venisse invece individuata la presenza di HPV è più indicato non aspettare i 3 anni, ma ripetere il prelievo annualmente, approfondendo anche la ricerca del virus con un apposito tampone vaginale che ricerca direttamente il DNA virale in vagina (HPV test DNA).

Durante la lettura del vetrino possono essere riscontrate infezioni (batteriche, micotiche o virali) in corso che si possono quindi curare con terapie specifiche prima che si manifestino sintomi evidenti.

 

Pap test: quando farlo in gravidanza?

Può essere tranquillamente eseguito in gravidanza, senza alcun pericolo per la mamma né per il feto, anzi, è altamente consigliato qualora la donna non l’avesse fatto negli ultimi 3 anni o avesse una storia di HPV precedente.

Quando fare il pap test: il ciclo.

Il pap test non può proprio essere eseguito durante le mestruazioni, poiché la presenza di sangue sul vetrino ne ostacolerebbe la lettura. La stessa cosa vale in presenza di infezioni vaginali accompagnate da abbondante secrezione (si dice leucorrea in questi casi) che potrebbe offuscare la visione di cellule atipiche, portando quindi a una falsa diagnosi.

Il momento ideale per eseguirlo sarebbe durante il periodo ovulatorio, circa a metà ciclo, quando sul collo dell’utero sono presenti molte più cellule da raccogliere. La donna che assume la pillola o la donna in menopausa può ovviamente eseguirlo in qualsiasi momento.

Niente sesso 48 ore prima del pap test

Viene richiesta in genere un’astensione dai rapporti sessuali nei due giorni precedenti, sempre per lo stesso motivo: non alterare i risultati. Infatti, si rischierebbe di strisciare sul vetrino anche dello sperma.

Un’ultima accortezza da tenere a mente: da evitare sono anche creme o ovuli vaginali nelle 12 ore precedenti il prelievo.

Il pap test serve se si è fatto il vaccino contro l’HPV? Le donne vaccinate contro l’HPV non sono esonerate dal sottoporsi al pap test. Esistono infatti molti ceppi di HPV e il vaccino ne copre una minima parte, quindi il rischio di sviluppare tumore è meno elevato ma non del tutto assente.

 

Pap test: positivo e negativo.

Si dice negativo un pap test privo di alterazioni cellulari (significa che tutto risulta a posto) e positivo quando vengono invece riscontrate anomalie, classificabili in diversi stadi di gravità, da lesioni di basso grado a quelle di alto grado.

Il pap test, purtroppo, come tutti gli esami di screening può in alcuni casi dare dei risultati falsi positivi oppure, più raramente, falsi negativi. Per questo motivo, anche in presenza di un pap test positivo, ti consigliamo di aspettare ad allarmarti, non è insolito che si debba ripetere il test. Non hai nulla da temere, soprattutto se ti sei sempre sottoposta all’esame con regolare periodicità. Infatti, per escludere i casi falsamente positivi, possiamo semplicemente ripetere il pap test a 6 mesi e, qualora risultasse ancora positivo effettuare la ricerca diretta di DNA virale in vagina mediante il test dell’HPV DNA. Se questo risultasse negativo, sarai sicurissima che non c’è alcuna infezione virale in atto.

Qualora il virus fosse presente, non entrare nel panico più di tanto: nel 90% dei casi riusciremo ad autoeliminarlo comunque (nel giro di 2 anni), in particolare se la lesione riscontrata è di basso grado (L-SIL). Ovviamente sarà necessaria una maggior sorveglianza e quindi una ripetizione più ravvicinata dell’esame, in genere a 6 mesi fino a negativizzazione.

Qualora il pap test sospettasse lesioni più avanzate (H-SIL), si può effettuare un esame più approfondito come la colposcopia. Si tratta di un esame che viene effettuato in ambulatorio, non invasivo, e che mediante un microscopio permette la visione diretta della lesione. Questo si può fare dopo aver colorato (con una tintura specifica) appositamente il collo dell’utero. L’area sospetta rimane bianca rispetto al resto della mucosa che si colora del marrone del colorante. Questa può essere sottoposta a biopsia o, se piccola, asportata del tutto. In questo modo si ha anche una conferma istologica della reale entità della lesione provocata dal virus. Alcune donne verranno sottoposte successivamente ad intervento, ovvero ad asportazione della lesione in anestesia locale, senza alcun rischio per la vita.

Visto quante vite si sono potenzialmente salvate grazie al pap test? La prevenzione rimane senz’altro la miglior cura possibile.

Dai tempi di Papanikolaou ai giorni nostri, il pap test rimane l’unico vero strumento per vincere sul tumore del collo dell’utero, avendone abbassato di gran lunga la percentuale di mortalità e continua pertanto a salvare la vita a migliaia di donne in tutto il mondo.

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